Una fotografia dell’immigrazione nel nostro paese

Presentato a Roma l’ultimo Rapporto Caritas/Migrantes.

Cresce la componente straniera in Italia; all’inizio del 2013 gli immigrati erano 4.387.721 (7,4 per cento sul totale della popolazione italiana) con un incremento di oltre 334 mila unità (+ 8,2 per cento) rispetto all’anno precedente. Lo sottolinea il XXIII rapporto Immigrazione 2013 di Caritas-Migrantes presentato il 30 gennaio a Roma.

Nello specifico, lo studio evidenzia che l’incremento degli stranieri residenti è dovuto al crescente volume delle nascite di bambini stranieri: nel 2012 raggiungono quasi le 80 mila unità (il 15 per cento del totale delle nascite in Italia). Se poi a questi si aggiungono i figli nati da coppie miste si arriva a poco più di 107 mila nati da almeno un genitore straniero.

In aumento anche le donne immigrate che oggi costituiscono il 53 per cento degli stranieri residenti in Italia anche grazie alle varie regolarizzazioni che hanno certamente favorito l’emersione di una rilevante quota di lavoratrici impiegate nel settore domestico.

Relativamente alle provenienze, l’immagine che si ottiene all’inizio del 2013 è simile a quella degli ultimi anni; i cittadini romeni rimangono la principale collettività immigrata con un numero che si avvicina al milione di residenti, pari al 21 per cento del totale. In generale, in Italia ogni 10 cittadini stranieri residenti circa 3 sono comunitari.

Tra le aree di residenza continuano a prevalere le regioni del Nord (61,8%) e del Centro (24,2%), mentre le province di Milano e Roma, da sole, detengono un sesto dei residenti (16,9%).

Gli svantaggi degli stranieri. Lavoro, casa e istruzione: nell’Italia della crisi, la condizione degli stranieri è in evidente svantaggio rispetto agli italiani. Secondo il rapporto, il rischio di povertà interessa circa la metà delle famiglie immigrate, con un’incidenza più che doppia rispetto alla situazione delle famiglie italiane. “Il reddito mediano delle famiglie immigrate è solo il 56 per cento di quello degli italiani. Tutti gli indicatori di deprivazione materiale, inoltre, riportano una forte penalizzazione della componente straniera che, ad esempio, risulta incapace di pagare con puntualità affitti e bollette praticamente in un quarto dei casi“.

Nell’ambito lavorativo si assiste a una situazione paradossale. “Nonostante continuino ad aumentare gli occupati (seppure in misura inferiore rispetto al passato) – spiega il rapporto -, crescono contemporaneamente anche i disoccupati e gli inattivi (più che nel passato)“.  Se per l’industria e le costruzioni si registra una contrazione della domanda di lavoro riservata ai lavoratori stranieri, in altri ambiti, come i servizi alla persona, l’occupazione continua a crescere.

La presenza degli alunni “stranieri” nelle scuole italiane nell’anno scolastico 2012/2013 è di 786.630 unità, ovvero 30.691 in più rispetto all’anno precedente, ma al dato va aggiunto un appunto. Cresce infatti la presenza di alunni con cittadinanza straniera che sono nati in Italia: “costituiscono ormai quasi il 50 per cento del totale - spiega il rapporto -. Questo significa che un alunno su due è straniero solo sulla carta”.

Non mancano, però, le difficoltà anche nell’ambito scolastico. “Il 38,2 per cento del totale degli alunni stranieri che frequenta la scuola italiana si trova in una situazione di ritardo scolastico”. E al crescere dell’età aumenta il disagio. nello specifico il rapporto segnala una forte problematicità nel caso degli alunni di origine rom: la metà dei bambini rom lascia la scuola nel passaggio dalle elementari alle medie e sono solo 134 quelli iscritti nelle scuole superiori italiane (anche perché, nell’attuale contesto discriminante, molti si guardano bene dal dichiarare la loro origine).

I matrimoni misti, frontiera della nuova società, nel 2011 sono stati 18.005, l’8,8% di tutte le unioni celebrate nell’anno, invece quelli con entrambi gli sposi stranieri sono stati 8.612 (4,2%). Per i ricongiungimenti familiari sono stati rilasciati 81.322 visti nel 2012 (quasi pari agli 83.493 del 2011).

Inoltre, continuano a crescere, tra i non comunitari, i soggiornanti di lungo periodo, autorizzati a una permanenza a tempo indeterminato: oltre due milioni di persone, pari al 54,3% del totale (otto punti percentuali in più rispetto al 2010); una quota che raggiunge o sfiora i due terzi per diverse collettività (Macedonia, Bosnia-Erzegovina, Albania, Tunisia, Marocco e Senegal) e non arriva al 40% per altre (la Moldavia, ad esempio).

Risultano in crescita anche i flussi di ritorno, per necessità più che per scelta, come effetto della crisi e delle ridotte capacità occupazionali del paese.

Infine, vengono analizzati i costi (la spesa pubblica) e i benefici dell’immigrazione per le casse statali (i contributi previdenziali e le tasse pagate dagli immigrati). Il rapporto mostra che, anche nell’ipotesi meno favorevole di calcolo (quella della spesa pro-capite), nel 2011 gli introiti dello Stato riconducibili agli immigrati sono stati pari a 13,3 miliardi di euro, mentre le uscite sostenute per loro sono state di 11,9 miliardi, con una differenza in positivo per il sistema paese di 1,4 miliardi. L’obiezione ricorrente secondo cui l’integrazione degli immigrati costa troppo all’Italia, quindi, non trova riscontro nell’analisi delle singole voci di spesa e nel quadro che ne deriva.

Mondo migrante. L’Europa, le migrazioni, le cifre. I migranti nel mondo sono 232 milioni, ma quasi un miliardo includendo anche le migrazioni interne. In 13 anni sono aumentati di 57 milioni. Tutti i paesi del mondo sono contemporaneamente aree di destinazione, origine e transito. La stessa Europa, da un lato accoglie il 31,3% dei migranti nel mondo, dall’altro è l’area di origine di un altro 25,3%. In crescita anche il numero degli italiani nel mondo: oltre 4,3 milioni, anche a seguito della “nuova emigrazione”. Secondo l’Ufficio Federale di Statistica, in Germania sono stati 361.000 i lavoratori arrivati dagli Stati membri del Mediterraneo, Italia inclusa.

All’inizio del 2012, tra gli oltre 500 milioni di residenti nell’Unione Europea, sono quasi 50 milioni i nati all’estero e 34,4 milioni i cittadini stranieri, il 6,8% della popolazione totale. Nel corso del 2011, i nuovi ingressi nell’Ue sono stati 1,7 milioni, cui si aggiungono 1,3 milioni di persone coinvolte in flussi intra-comunitari.

Aumentano anche i flussi di persone in fuga, circa 23mila al giorno nel mondo nel corso del 2012, più del doppio rispetto a dieci anni fa. L’UNHCR stima in oltre 1,3 milioni i rifugiati e i richiedenti asilo residenti oggi nell’UE e nel 2012, secondo i dati Eurostat, sono stati 335.380 i richiedenti protezione internazionale, di cui 17.350 in Italia. Nel 2013, l’instabilità dell’area mediterranea e mediorientale si riflette in una nuova crescita di questi flussi (10.910 le domande di protezione presentate solo nel primo semestre dell’anno).

La  scheda di sintesi del XIII Rapporto CaritasMigrantes è reperibile a questo link: http://www.dossierimmigrazione.it/docnews/file/2013_Scheda_Dossier.pdf 

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