Un Corridoio Umanitario per i Rifugiati da FCEI e Comunità di Sant’Egidio

News 18 dic 2015

Un corridoio umanitario nei paesi a Sud del Mediterraneo per permettere a profughi e rifugiati di trovare un’alternativa ai rischiosissimi viaggi clandestini. Quello che da tempo reti politiche e associative chiedono agli Stati europei trova una prima sperimentazione in seguito all’importante iniziativa della Comunità di Sant’Egidio e della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI) che dopo un intenso lavoro diplomatico con le autorità interessate apriranno le sedi di appoggio per corridoi umanitari dal Libano (luogo di rifugio e di transito per tantissimi profughi palestinesi e siriani), dal Marocco e dall’Etiopia. Il progetto, che sarà finanziato tramite i proventi dell’8×1000, poggia giuridicamente sull’art. 24 del Regolamento (CE) n.810 / 2009 del 13 luglio 2009 che istituisce il Codice comunitario dei visti, vale a dire la possibilità di concedere visti con validità territoriale limitata, in deroga alle condizioni di ingresso previste in via ordinaria dal codice frontiere Schengen, “per motivi umanitari o di interesse nazionale o in virtù di obblighi internazional”. In attuazione di questa disposizione, su indicazione congiunta del Ministero dell’Interno e del Ministero degli Affari Esteri, una o più rappresentanze diplomatiche vengono autorizzate a rilasciare un numero predeterminato di visti per “motivi umanitari.

Come spiega il pastore Massimo Aquilante (FCEI) ” sono tantissimi  i rifugiati che scappano dalla guerra e che non hanno i documenti e non possono ottenerli nel loro paese di origine. Proprio questo è il centro del progetto. Il nostro lavoro è di accompagnamento. Risolte le questioni preliminari, si verificherà che cosa manca alla buona riuscita della richiesta. Il nostro desk a quel punto accompagnerà il percorso della persona, l’aiuterà a reperire i documenti mancanti, mediando la pratica con l’ambasciata italiana. Non sarà solo un lavoro burocratico o notarile, bensì un lavoro di accompagnamento verso l’talia o verso il paese che il rifugiato indicherà come propria meta”
Naturalmente parliamo di piccoli numeri rispetto alla grandezza dei flussi prodotta dalle guerre e dalla condizione disastrosa di diversi paesi, ma l’esempio della FCEI e della Comunità di Sant’Egidio vuole essere un modello di buona pratica che presto potrebbe essere seguito da altri enti laici o religiosi e magari stimolare finalmente i governi a cercare un’alternativa strutturale alla Convenzione di Dublino che ha dimostrato di non saper tutelare fino in fondo il diritto alla libertà e alla vita degli esseri umani.

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