L’IMMIGRAZIONE IN CAMPANIA: LA RICERCA

Caratteristiche e condizioni di vita degli immigrati a Napoli.

Sono quasi 68 mila gli immigrati che vivono a Napoli secondo le stime effettuate nell’ambito della ricerca campionaria condotta per il Servizio di Mediazione Regionale. Questi dati emergono dalla ricerca Caratteristiche e condizioni di vita degli immigrati in Campania coordinata da Elena de Filippo e Salvatore Strozza. La ricerca ha avuto come obiettivo quello di aggiornare la conoscenza sulle caratteristiche attuali e sulle condizioni di vita dei cittadini stranieri presenti in Campania e analizzare i cambiamenti che vi sono stati negli ultimi anni per poi misurare il livello di integrazione dei diversi gruppi nazionali.

Gli stranieri rappresentano il 4,8% del totale della popolazione residente in città, mentre in Italia l’incidenza della popolazione straniera è dell’8,1% e in Campania del 3,5%. Nel comune di Napoli risiede il 23% degli immigrati presenti nella regione e il 46% di coloro che vivono nell’intera provincia. Nell’ultimo decennio Napoli ha visto una crescita importante della presenza straniera che ha fatto quadruplicare i residenti, un aumento in valore assoluto di oltre 36 mila unità (all’inizio del 2004 gli iscritti in anagrafe erano meno di 11 mila).

L’immigrazione a Napoli proviene prevalentemente dai paesi dell’Asia e dell’Europa orientale e appare più femminile e adulta rispetto a quella registrata in Italia nel suo complesso, con squilibri nella struttura di genere particolarmente marcati per diverse nazionalità. I minori a Napoli rappresentano circa il 15% degli stranieri residenti, sette punti percentuali in meno rispetto al dato nazionale. Per contro sono le classi di età lavorative meno giovani quelle che presentano un’incidenza superiore al dato dell’Italia.

La presenza in città non è distribuita in maniera omogenea nei diversi quartieri. Infatti, come si rileva dai dati dell’anagrafe, tre immigrati su cinque si concentrano in tre Municipalità del centro storico e precisamente nella seconda (quartieri di San Ferdinando, Mercato e Pendino con circa il 22% dei residenti), nella terza (Stella e San Carlo all’Arena con circa il 16%) e nella quarta (San Lorenzo, Vicaria, Poggioreale e Gianturco con circa il 22%). Si raggiunge oltre il 70% dei residenti stranieri se si considera anche la prima municipalità (quella costituita da Chiaia e Posillipo con il 13% dei residenti).

Differenze significative nella composizione di genere e nella quota di minori si osservano tra gli stranieri residenti nelle diverse municipalità. Infatti, nella zona del centro (seconda municipalità) la distribuzione per sesso è più equilibrata che altrove, nella quarta prevalgono gli uomini e nelle municipalità di Vomero, Arenella (la quinta) e Bagnoli, Fuorigrotta (la decima) le donne sono nettamente maggioritarie (il 78% nella quinta e il 73% nella decima). Queste ultime due municipalità sono quelle dove più bassa è l’incidenza di minori rispetto al totale degli stranieri residenti (in entrambe meno del 10%).

Sebbene i dati ufficiali siano una importante, e sempre più aggiornata, fonte per l’analisi della popolazione straniera, essi – come è noto e per la loro stessa natura – non tengono conto della popolazione non residente (sia essa regolare che irregolare in riferimento al titolo di soggiorno). La ricerca campionaria, realizzata nell’ambito del servizio regionale di mediazione culturale, consente di ampliare lo sguardo anche alla componente non residente, ed in particolare a quella irregolare, e di andare oltre i dati socio demografici riuscendo a cogliere anche informazioni sulle condizioni di vita, opinioni e atteggiamenti degli stranieri. Indagini sul campo che, com’è noto, hanno assunto negli ultimi trent’anni un ruolo significativo (Strozza et al., 2002; Bonifazi et al., 2003) per approfondire le conoscenze sulle diverse componenti del fenomeno (in modo schematico, residenti, regolari non residenti e irregolari) e su tematiche specifiche (ad esempio, la storia migratoria, quella lavorativa, le condizioni di vita, le aspettative e i progetti futuri) non affrontabili, come si è detto, attraverso le rilevazioni ufficiali correnti.

Nel corso degli anni l’immigrazione in città, come nel resto della regione, non ha visto solo un aumento della presenza, ma pure alcuni cambiamenti importanti con riguardo anche alle aree e ai paesi di origine.

L’attuale geografia della presenza straniera nel capoluogo mostra rilevanti novità con alcune peculiarità rispetto al resto della regione. In primo luogo, la crescita dell’immigrazione esteuropea (attualmente un immigrato su tre è europeo) è stata, nel caso di Napoli, accompagnata dal costante aumento della componente asiatica che rappresenta oggi il 45% del totale (meno di un terzo nel resto della regione, per l’esattezza il 14%). La quota di nordafricani è del tutto residuale (il 3% a Napoli, il 15% nel resto della regione), mentre è più elevata quella degli altri africani (8%). Dall’America Latina provengono, infine, il 7% degli stranieri che vivono a Napoli e soltanto il 4% di quelli che vivono nel resto del territorio regionale Lo Sri Lanka è il primo paese per numerosità degli immigrati presenti a Napoli, paese che nel resto della regione non compare tra i primi quindici. Un immigrato su quattro a Napoli è srilankese, quasi uno su cinque è ucraino e uno su dieci è cinese. Da questi tre paesi (due asiatici ed uno dell’Europa orientale non comunitaria) provengono la metà degli stranieri che vivono nel capoluogo partenopeo. Mentre i romeni, al quarto posto in graduatoria, sono soltanto il 6% (ben il 23% invece nel resto della regione), seguiti dai filippini e serbi (4%), russi e polacchi (ciascun gruppo pesa per circa il 3%), bengalesi, pakistani dominicani, capoverdiani, bulgari e peruviani (per circa il 2%).

Tra gli immigrati che vivono a Napoli, le donne rappresentano il 53% del totale. Significative sono le differenze nella composizione di genere tra le aree e i paesi di origine. Presentano un maggior squilibrio di genere a favore delle donne i paesi dell’Europa dell’Est (sia comunitari che non) e a seguire quelli dell’America Latina. Al contrario, più elevata è la quota di uomini tra gli stranieri con cittadinanza di un paese asiatico o africano.

In riferimento ai primi quindici paesi per numerosità della presenza, particolarmente marcata è la prevalenza femminile tra coloro che sono giunti dalla Russia, Polonia, Ucraina e Bulgaria. Tra i migranti con una percentuale di uomini più ampiamente maggioritaria vi sono i bengalesi, i pakistani e i senegalesi. Differenze più contenute nella composizione di genere si osservano tra srilankesi, cinesi e serbi, tra i quali prevalgono gli uomini (la quota di uomini va dal 55 al 58%), e tra romeni, filippini, peruviani e dominicani per i quali le donne sono in lieve maggioranza (con una quota tra il 53 e il 60%).

Da quanto tempo vivono a Napoli? Il modello migratorio (prevalentemente di transito o soggiorno temporaneo) che ha caratterizzato negli anni passati la presenza nella regione e in città, ha portato molti stranieri a proseguire dopo un certo numero di anni l’esperienza migratoria in altri contesti territoriali. Vi sono infatti alcuni gruppi nazionali di più antico insediamento in città a cui non è corrisposta, se non per poche persone, una fase di stabilizzazione (come nel caso dei senegalesi) ed altri di più recente arrivo che sembrano invece già essere in una fase migratoria più avanzata (come i romeni o i cinesi). Non mancano, poi, gruppi tra i primi ad essere arrivati a Napoli che hanno messo più solide radici nella realtà cittadina (ad esempio i capoverdiani).

In generale, tra gli immigrati in Campania, quelli che vivono a Napoli sono tra i primi ad essersi insediati sul territorio. Dai dati di indagine si rileva difatti una sensibile differenza tra le quote di arrivi antecedenti al 2000 degli immigrati presenti nel capoluogo (il 29%) e quelle registrate da quelli che vivono nel resto della regione (il 20%). Nello specifico, il 5% degli immigrati oggi presenti a Napoli è giunto in Italia prima del 1990 e quasi un quarto (il 24%) tra il 1991 ed il 2000, il 2% e il 18% nel caso di quelli insediatisi nel resto della Campania. Identica, e pari al 29%, è la quota di immigrati arrivati nel periodo 2001-2005 tra i presenti sia nel capoluogo che nel restante territorio regionale. Tra questi ultimi è però rilevante la proporzione di quelli arrivati più di recente, oltre la metà dei casi negli ultimi otto anni (2006-2013).

Negli ultimi anni, gli arrivi più numerosi tra coloro che oggi vivono a Napoli si registrano tra gli immigrati asiatici, provenienti soprattutto da Bangladesh (29%) e Cina (28%). Per questi ultimi gli anni (2006-2010) sono quelli che hanno visto maggiori insediamenti in Italia (43%). Srilankesi e filippini sono invece di più antico insediamento: giunti prima del 2000 nel 32% dei casi i primi e nel 23% i secondi. La maggiore anzianità di presenza si registra però tra i capoverdiani, arrivati in quota consistente (47%) già nel corso degli anni Ottanta, per poi continuare fino al 2000 (30%) e decrescere di molto nei periodi successivi (10% nel 2001-2005 e nel 2006-2010, e 3% nel 2011-2013).

Riguardo ai cittadini europei il 71% dei russi è giunto dopo il 2005 (principalmente tra il 2006 ed il 2011, anni in cui si concentra il 53% degli arrivi), mentre il 49% dei romeni è arrivato prima del 2006 e il restante 51% negli ultimi otto anni. Tra gli ucraini che oggi vivono in città il 33% è giunto tra il 1991 e il 2000 e il 43% tra il 2001 e il 2005. Nessuno dei cittadini esteuropei intervistati risulta giunto prima del 1990.

Più della metà (56%) degli stranieri presenti sul territorio di Napoli è primo migrante (non ha raggiunto, cioè, familiari nel contesto migratorio), quota inferiore di dieci punti percentuali rispetto al dato campano (66%). In città, così come nel resto della regione, particolarmente significativa è la differenza tra il caso dei bengalesi e quello dei cinesi: mentre i primi sono arrivati quasi tutti (88%) senza avere parenti già immigrati, i secondi nella maggior parte dei casi (il 71%) avevano familiari già presenti in Campania. Elevata è la percentuale di primo migranti tra i cittadini provenienti dall’Est Europa, più accentuata tra i non comunitari (per i russi il 76% e per gli ucraini il 74%) rispetto ai comunitari (per i romeni il 59%). Tra gli africani, hanno sperimentato la condizione di primo migrante quasi tre senegalesi su quattro (74%) e meno di due su cinque (38%) nel caso dei capoverdiani. Ad essersi maggiormente ricongiunti a familiari già presenti in Italia risultano i cittadini peruviani (uno su tre), e ancor più i cinesi che hanno la quota più bassa di primo migranti.

Chi va e chi resta. A Napoli quasi quattro immigrati su cinque (il 77%) affermano di non volersi trasferire altrove nei prossimi dodici mesi, quota che diminuisce notevolmente se si considera tale intenzione per i prossimi cinque anni (41%). Nel resto della regione è stata registrata una più marcata intenzione di non trasferirsi, maggiore di cinque punti percentuali con riferimento ai prossimi dodici mesi (82%) e di quattro punti relativamente ai prossimi cinque anni (45%). Gli immigrati asiatici e quelli provenienti dai paesi europei hanno le percentuali più alte di chi intende rimanere a Napoli. Tra i primi emergono in particolare gli srilankesi (il 96% vuole rimanere per il prossimo anno e il 62% per i prossimi cinque anni); tra gli europei, gli ucraini e i romeni intendono rimanere per il prossimo anno rispettivamente nel 76 e 73% dei casi, quota che decresce sensibilmente se si considerano i prossimi cinque anni (27% tra gli ucraini e 29% tra i romeni). Percentuali simili si rilevano anche per i peruviani (71% intende rimanere per i prossimi dodici mesi e 25% per i successivi cinque anni).

L’indagine ha poi interessato altri numerosi aspetti legati alle caratteristiche della presenza straniera e dei nuclei familiari immigrati (dallo stato civile ai figli nati sul nostro territorio, dalla composizione dei nuclei domestici alle condizioni delle abitazioni, dal livello di istruzione alle occupazioni lavorative svolte, dai redditi percepiti alla soddisfazione per il proprio lavoro, fino al livello di integrazione e alle difficoltà incontrate sul territorio).

Il rapporto completo è disponibile per la consultazione al Centro di Documentazione Yalla, presso la Cooperativa sociale Dedalus in via S.M. del Pianto, Torre 1, 11°piano.

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