I volti mancanti: l’assenza degli immigrati di Castelvolturno nella mostra sulle vittime della camorra

News 11 dic 2015

Mamadou scruta con attenzione la successione di foto esposte sul palazzo della Regione Campania in via S.Lucia. La manifestazione per i diritti di base, partita questa mattina da piazza Dante, è appena arrivata sotto la sede dell’amministrazione regionale. Insieme ad un migliaio di “autoctoni” vi hanno preso parte anche due-trecento migranti e rifugiati del movimento di Caserta. Recavano con se uno striscione significativo: “Contro la camorra e il lavoro nero –  diritto a un reddito per tutti”.

Alla fine del corteo molti fissano con attenzione la mostra di foto “Vittime innocenti della criminalità”, organizzata dalla fondazione regionale Pol.I.S. ed esposte sui muri del palazzo regionale. E’ una semplice successione di foto-profilo in bianco e nero, che però ha la potenza di accendere la disponibilità al ricordo per quanti hanno pagato con la vita una guerra che non hanno mai accettato di combattere.
Mamadou è inquieto, cerca dei volti che non trova: “Non ci sono e non erano esposti neanche sulle impalcature del palazzo Reale dove pure era presente la mostra…”. Ci mettiamo poco a capire di che si tratta.
Mancano in effetti sei volti a quella carrellata di foto che partono dagli anni ’70. Sono quelli di Kwame Antwi, Julius Francis, Affun Yeboa Eric, Christopher Adams cittadini ghanesi, El Hadji Ababa e Samuel Kwako del Togo; Jeemes Alex della Liberia:  le sei vittime trucidate dalla banda del boss Giuseppe Setola nei pressi della sartoria Ob Ob exotic Fashion a Castelvolturno il 18 gennaio 2008. La cosiddetta “strage di San Gennaro” che provocò profondo dolore e un’autentica sollevazione nella comunità africana della provincia di Caserta. Una sentenza della Corte di Cassazione del 2014 ha condannato in via definitiva i colpevoli ribadendo la totale estraneità delle vittime al contesto camorrista e riconoscendo l’aggravante dell’odio razziale. Praticamente fu una strage “esemplare” per affermare il controllo del territorio all’interno di una campagna stragista di Setola che in questo caso fu particolarmente efferato perchè si trattava di immigrati, “non persone” secondo la sua mentalità.
L’amarezza di Mamadou è comprensibile. E’ un’assenza strana, per certi versi inspiegabile, ma importante per una mostra il cui scopo primario è consolidare una memoria condivisa. Va detto, per altro,  che i nomi delle vittime di Castelvolturno sono stati inseriti nel lungo elenco presente sul sito stesso della fondazione.
Ci aiuta a ricostruire Mimma, del centro sociale Canapificio di Caserta: “Abbiamo già chiesto in passato perchè mancavano proprio quei volti nella mostra. Ci è stato risposto che non erano riusciti a chiedere il permesso alle famiglie delle vittime. Ci è sembrata una spiegazione poco convincente. Esiste un diritto di cronaca che difende la possibilità legale di esporre le foto e se chiedere ai familiari è una comprensibile delicatezza, in questo caso è quasi impossibile semplicemente perchè non vivono attualmente in Italia ed è complicato rintracciarli. E’ però assolutamente evidente che non solo loro, ma tutta la comunità africana di Castelvolturno apprezzerebbe un gesto di attenzione alla memoria di queste persone. Possiamo testimoniarlo noi che abbiamo seguito l’evolversi della situazione fin dalle prime ore, in stretto contatto con familiari ed amici e siamo stati riconosciuti come parte civile nel processo”
Siamo convinti che si tratti di un’assenza non voluta e che ci si renda bene conto che dare un segno di vicinanza e di memoria uguale per tutti sia un messaggio non solo formale, soprattutto per una mostra esposta sui palazzi delle Istituzioni (per altro da prima dell’insediamento dell’attuale giunta regionale)
A maggior ragione perciò  condividiamo e rilanciamo l’appello del movimento degli immigrati di Caserta alle autorità regionali e alla fondazione.

(Qui e qui due video di interviste successive alla strage e la conferenza stampa organizzata tre giorni dopo dal centro sociale canapificio con parenti e amici delle vittime. A seguire una foto del corteo di oggi)

 

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