Il Rapporto: “Gli immigrati in Campania al tempo della crisi”

La crisi rimane profonda e pervasiva in tutto il meridione, come dimostrano gli indicatori economici e sociali. E’ questa la fase storica in cui si è posizionata la ricerca dei sociologi Elena De Filippo e Salvatore Strozza sulla condizione e sulle trasformazioni del fenomeno migratorio in regione:

“Gli immigrati in Campania negli anni della crisi economica” è infatti il titolo del volume pubblicato da Franco Angeli con il sostegno, fra gli altri, del servizio Yalla.

Il rapporto indaga “le condizioni di vita e di lavoro, progetti e possibilità di integrazione” ed è liberamente scaricabile dal nostro portale:  Gli immigrati in Campania negli anni della crisi

Chiediamo a Elena De Filippo quali sono stati nell’indagine gli elementi di novità rispetto agli anni scorsi e quali i fattori più immediatamente riconducibili al quadro della crisi
“Sicuramente l’aumento della complessità, specie in relazione agli anni ’90. Una complessità che abbiamo cercato di approfondire in diversi aspetti come si può riscontrare nella ricerca. Rispetto alla crisi un aspetto da rilevare è che parte dell’accresciuta stanzialità dei migranti in regione non è connessa soltanto a un naturale processo di consolidamento ma anche al venir meno di opportunità nel nord italia e in altri paesi europei. Insomma un radicamento più legato alla mancanza di alternative che alla scelta di restare in un territorio carico di criticità rispetto alle aspettative economiche e sociali del progetto migratorio. La crisi incide pure nel maggior numero di “ritorni” per l’evidente fallimento del tentativo di insediarsi altrove. Va però rimarcato che cresce, contestualmente, una percentuale di immigrazione stanziale meno problematica e magari abbastanza invisibile, fatta di persone e famiglie che hanno trovato un buon livello di integrazione nel senso positivo del termine.  Il lavoro di cura resta un fattore prioritario di insediamento, soprattutto nella città di Napoli, insieme ai lavori manuali nel terziario e in agricoltura.”

“L’indice di integrazione”: com’è elaborato e che fotografia restituisce della situazione in Campania
“l’indice generale è la sintesi di quattro indici tematici  che indagano differenti dimensioni dell’esperienza migratoria, quella culturale, giuridica, sociale ed economica. Sono costruiti sulla base di una serie di indicatori elaborati con indagini telefoniche a campione. E’ importante rilevare che si tratta di un indice relativo, evidenzia cioè le condizioni di vantaggio e svantaggio tra diversi gruppi di immigrati. E’ emerso ad esempio che chi vive a Napoli percepisce una condizione di integrazione minore rispetto ad altre città della Campania, tranne che per la soddisfazione economica. O che comunità storiche, come quella senegalese, sembrano più indietro di altre da questo punto di vista, magari perchè dislocano altrove il proprio investimento affettivo oltre che le risorse economiche, lasciando le famiglie nel paese di provenienza. Altresì le donne sembrano socialmente meglio integrate degli uomini. “

Quali sono a tuo avviso gli interventi prioritari per l’agenda delle Istituzioni e della politica rispetto alla condizione attuale del fenomeno migratorio in Campania e alle sue prospettive.
“L’inchiesta non si occupa specificamente di minori, ma sicuramente un intervento chiave riguarda la capacità di sostenere l’inserimento e il successo scolastico dei minori stranieri, che presenta criticità emerse in diversi studi. La dispersione è ovviamente connessa a fattori sociali oltre che a un adattamento ancora parziale degli strumenti e del know how degli istituti di formazione rispetto alla complessità di una società multietnica.  La scuola dev’essere però sostenuta e attrezzata in tal senso, perché influirà tantissimo sulle prospettive delle nuove generazioni. Un’altro aspetto riguarda la progettazione e le risorse destinate ai servizi pubblici che devono diventare più recettivi e rapidi nella capacità di adattarsi al mutamento della domanda sociale. Un terreno su cui si è naturalmente speso il servizio di mediazione regionale Yalla, ma che vede ancora tanta strada da percorrere”.

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