Benvenuta Scalzabanda

Montesanto è un quartiere dalle mille anime, come spesso accade nel centro storico di Napoli: qui convivono persone appartenenti a contesti sociali molto diversi tra loro e si intersecano abitudini, interessi, stili di vita, orari, suoni e odori disparati. Da qualche anno la presenza di molte famiglie di immigrati rende ancor più composito il quadro, contribuendo tra le altre cose ad abbassare notevolmente l’età media in una città in cui nascono sempre meno bambini.

 

Nel quartiere operano molte associazioni di cittadinanza attiva, alcune delle quali afferiscono al coordinamento “le Scalze”; uno dei problemi più spinosi e dibattuti è sempre stato quello dell’integrazione: come fare in modo che la convivenza di gruppi sociali e culturali così diversi potesse trasformarsi in collaborazione ed interazione? Una delle anime “storiche” dell’associazione MAMMAmà, Antonella Liccardo, fisica per mestiere e musicista per natura, ha pensato di provare con la musica. Con un occhio al modello delle bande di paese e uno ai grandi esperimenti di integrazione sociale attraverso l’educazione musicale (primo fra tutti il “Sistema” sperimentato in Venezuela da Josè Antonio Abreu), ha immaginato la Scalzabanda, una banda aperta a tutti i bambini del quartiere. Il progetto, che sulle prime appariva quasi visionario, ha preso forma grazie all’entusiasmo contagioso di Antonella e del manipolo di organizzatori e musicisti che lo hanno immediatamente fatto proprio; la Fondazione Banco di Napoli per l’Infanzia lo in parte finanziato, per in resto si è ricorso a donazioni di sostenitori. Dopo poco più di un anno dal suo varo, la Scalzabanda coinvolge una trentina di bambini, suddivisi in cinque classi di strumento: flauto, clarinetto corno francese, tromba e percussioni. Una ventina di bambini più piccoli – dai 5 agli 8 anni – segue invece corsi di propedeutica musicale e ha dato vita alla Scalzabandina. A partire da ottobre è nata la Scalzabandona, aperta ad adulti principianti che  seguono lo stesso programma dei bambini e si esibiscono con loro in occasione di feste e parate di quartiere; un’altra novità degli ultimi mesi è stato il maggiore coinvolgimento di bambini immigrati o nati qui a Napoli da genitori immigrati. Basta assistere a una prova nella chiesa delle Scalze o a una delle esibizioni pubbliche della banda per dire che l’esperimento sta riuscendo meglio di quanto si potesse immaginare. Si respirano allegria e senso di affiatamento, ed è forte la sensazione che ogni componente della banda sa di far parte di un organismo, ha ben chiaro che il proprio contributo serve a creare un lavoro di insieme, indipendentemente dalle differenze di comportamento e di codici. Tutto ciò influisce naturalmente anche sulle relazioni tra gli abitanti del quartiere: tra i bambini, certo, ma anche tra i genitori e nelle relazioni tra bambini ed adulti. Un progetto del genere ha bisogno di sostenitori pronti a coglierne e valorizzarne il significato. Proprio ieri (il 28 marzo) è stato rappresentato in un gremitissimo teatro San Ferdinando lo spettacolo “Cyrano de Bergerac”, che ha visto sul palcoscenico la Scalzabanda al completo e Stefano Benni, straordinario divulgatore e lettore del classico di Rostand e generoso sostenitore della banda, visto che l’incasso della serata sarà interamente devoluto al progetto. Molti adulti in platea erano naturalmente emozionati; ma i bambini hanno affrontato lo spettacolo con una serenità sorprendente, divertendosi insieme e dandosi forza a vicenda mentre eseguivano le complicate musiche composte per loro da Giancarlo Sanduzzi.

A vederli, appariva evidente che non si trattava di tanti piccoli musicisti, ma di una sola grande banda.

Articolo di Raffaella Bosso

Foto di Gianni Fiorito

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