Storica istituzione culinaria etnica, chiude a Roma il ristorante cinese Hang Zhou da Sonia 

 

Lo storico Hang Zhou da Sonia è l’ennesima vittima della sinofobia che si è diffusa in Italia dal momento dell’emergere della crisi legata al nuovo coronavirus e della relativa epidemia di Covid-19, la sindrome simil influenzale (come definita dalla virologa di fama internazionale Ilaria Capua) che ha ormai travalicato i confini cinesi e si sta rapidamente espandendo in tutto il mondo. Quello di Sonia Zhou è diventato negli anni un punto di riferimento per i cultori della cucina cinese nella Capitale, simbolo dell’Esquilino, uno dei quartieri più multietnici di Roma. Proprio in una sua scuole elementare ad alta presenza di bambini cinesi, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva fatto una visita a sorpresa dopo i primi episodi di razzismo legati alla “psicosi coronavirus”, portando un chiaro messaggio in favore dell’integrazione e dell’amicizia tra culture.

Sonia Zhou ha resistito al drammatico calo di clienti, ma nonostante i molti attestati di stima ricevuti in questi ultimi mesi, è arrivata ad annunciare su facebook: “Con grande rammarico sono costretta a chiudere il ristorante fino al 30 di aprile perché la psicosi portata dal corona virus sta colpendo tutti”. Non solo una notevole riduzione di clienti però, ma anche la paura che ha colpito anche molti dipendenti: “presi dal panico hanno deciso di non venire più a lavorare e mi hanno chiesto un periodo di pausa, alcuni di loro hanno già comprato i biglietti per tornare in Cina dai loro cari, per questo motivo, mio malgrado, ho dovuto prendere questa decisione”. 

Sonia ha proseguito ringraziando quanti – personaggi noti e non – hanno dimostrato vicinanza agli imprenditori cinesi in questo difficile momento. Anche il Ministro dell’Economia Gualtieri aveva ad esempio raccontato, ospite del talk show Cartabianca, di essere stato al ristorante come atto simbolico contro i pregiudizi verso la comunità cinese italiana.

Agli inizi della crisi sul coronavirus, la street-artist romana Laika aveva dedicato a Sonia un murale di solidarietà in cui la ristoratrice, coperta in tenuta di contenimento, diceva “C’è in giro un’epidemia di ignoranza… Dobbiamo proteggerci!!!”.

Quello di Sonia è solo la punta dell’Iceberg, il più noto esempio della crisi che stanno vivendo le attività commerciali cinesi in tutta Italia, dove non si contano negozi e ristoranti chiusi per il calo dei clienti. Non ne è esclusa la Campania: molti esercizi gestiti da cittadini di nazionalità cinesi saranno chiusi a Napoli fino al prossimo 15 marzo (leggi anche il nostro servizio sul flash mob di solidarietà alla comunità cinese napoletana), e anche nelle altre province della regione si registrano iniziative analoghe in un intrecciarsi di calo della clientela e auto-precauzione per fermare la diffusione del virus.

La situazione è analoga nelle altre zone italiane ad alta presenza cinese, da via Paolo Sarpi a Milano – uno dei centri della movida milanese che le cronache raccontano ormai svuotata – alla Chinatown di Bologna, alle aree dell’Astigiano. Tutto ciò nonostante non ci sia alcuna correlazione tra la diffusione del virus e la ristorazione o l’abbigliamento di produzione cinese, come dichiarato dallo stesso Ministro della Salute Roberto Speranza (leggi anche il nostro articolo sui consigli del Ministro della Salute per difendersi dal coronavirus). 

Nel frattempo, il danno socio-economico per una delle comunità straniere più numerose in Italia diventa sempre più ingente e occorreranno molti mesi per quantificarlo con precisione.