Scambio interculturale Iraq-Italia: conoscenza e dialogo per superare le differenze

Scambio interculturale Iraq-Italia: conoscenza e dialogo per superare le differenze

Uno scambio interculturale tra Italia ed Iraq a cui hanno partecipato cinque studenti e studentesse provenienti da diverse università italiane e cinque giovani provenienti dall’Iraq, così nasce il video DIMMI Scambio Italia-Iraq.

Durante questa esperienza Davide, Alessandra, Tommaso, Luigi e Raffaella sono stati in visita in Iraq e, poco dopo, Gzng, Sara, Shanya, Waleed e Sami sono venuti in Italia per la seconda parte dello scambio. I partecipanti all’iniziativa, promossa dal progetto “DIMMI – Storie di migranti” con il supporto dei volontari di “Un Ponte Per”, hanno intrapreso un “percorso di conoscenza dell’altro” con l’obiettivo di combattere gli stereotipi  attraverso il dialogo e l’esperienza. Un’occasione per tutti di scoprire una realtà diversa e di confrontarla con le reciproche aspettative.

Da questo viaggio sono nati due video diari con l’obiettivo di raccontare l’Iraq ed il Kurdistan iracheno superando lo stereotipo delle guerre su cui si concentrano i mass media. Al contrario, la narrazione pone in primo piano quello spaccato di realtà quotidiana di chi si impegna a costruire una coesione sociale e cerca di portare avanti un dialogo tra le diverse comunità proprio per allontanare l’ombra della guerra.

Durante lo scambio i ragazzi e le ragazze hanno filmato le proprie reazioni, cercando di raccontare le impressioni e le emozioni vissute durante il viaggio:  “Abbiamo un immaginario di questi paesi abbastanza esotico – racconta Tommaso, 22 anni, nel primo video – e credo che nasconda un po’ la spocchia, la superiorità di cui ci ammantiamo in quanto europei, che invece non ha motivo di esistere, anzi”.

In attesa della pubblicazione del secondo video-diario,  Stranieriincampania ha intervistato la Coordinatrice del progetto, Ilaria Zambelli di Un Ponte Per, che ha accompagnato i due gruppi sia Iraq che in Italia.

Come nasce questo progetto di scambio?

Voglio anticiparvi che la settimana prossima uscirà il secondo video degli iracheni in Italia. Questa attività di scambio giovanile è all’interno di un progetto più ampio che si chiama “DIMMI di Storie Migranti” e che viene sviluppato in sei regioni italiane (Sicilia, Campania, Lazio, Toscana, Lombardia e Veneto) e la Repubblica di San Marino. Quello che abbiamo fatto con “Un Ponte Per” è implementare tutte le attività relative all’auto-narrazione e all’ascolto di storie di immigrazione, che rappresentano il cuore da cui è nato questo progetto. Legato al progetto c’è anche il concorso, che va avanti dal 2014, “Diari Multimediali Migranti” indetto dall’Archivio Diaristico Nazionale. Il progetto prevedeva delle attività, svolte sia nelle scuole che nei centri di aggregazione come Sprar o Cas, per fornire degli strumenti per l’auto-narrazione. La finalità di questo progetto è quella dell’aggregazione giovanile per aprire un dialogo e, proprio attraverso il dialogo, mettere i giovani a confronto.

Come sono stati selezionati i partecipanti?

In Iraq i giovani hanno partecipato ad un’attività di dialogo interreligioso, mentre in Italia, in cinque università (Napoli, Roma, Pisa, Milano e Padova) abbiamo organizzato dei percorsi sulla gestione dei conflitti interculturali, sulla narrazione, partendo dalle basi come la terminologia utilizzata per narrare le migrazioni, e l’ultimo modulo era sulla creazione di campagne a livello territoriale. Da ogni percorso sono stati selezionati dei ragazzi e delle ragazze che ho accompagnato in Iraq. Qui, i due gruppi si sono incontrati per la prima volta e hanno visitato insieme diversi luoghi. A Sulaymaniyah hanno visto sia il centro di aggregazione giovanile in città, ritrovo di giovani artisti, sia un centro situato nel campo rifugiati siriani in cui ha sede anche una radio che si vede nel video, Radio Gardenya. Nella città di Erbilsiamo stati nell’altra radio che è all’interno del centro giovanile Un Ponte Per Erbil. Quando gli iracheni sono venuti in Italia hanno toccato diverse città, tra cui anche Napoli..

Quali sono state le prime sensazioni dei ragazzi e delle ragazze italiane quando sono arrivati in Iraq?

Per gli italiani la prima emozione è stato lo stupore di vedere un contesto che spesso non viene raccontato. La cosa che mi hanno detto subito è che, normalmente, la narrazione legata all’Iraq è quella di guerre, Daesh, violenza. Non si aspettavano di vedere anche giovani impegnati in attività che promuovono la coesione sociale e favoriscono il dialogo tra le diverse culture e religioni. Questo è quello che li ha molto stupiti, perché sono realtà che fanno fatica ad arrivare in Italia. I ragazzi hanno scoperto che sono giovani come loro che, con tutte le differenze del caso, affrontano gli stessi problemi, come  il lavoro, poi ovviamente ci sono tutta una serie di complessità legate al contesto. Altra cosa che li ha colpiti è la facilità con cui sono entrati in relazione con loro, nonostante le differenze culturali c’è stato da subito un buon dialogo su cui costruire delle relazioni.

E per gli iracheni quando sono arrivati in Italia?

Quando uscirà il video ascolterete tutta una serie di considerazioni che anche i ragazzi e le ragazze irachene hanno fatto. Loro sono stati ospitati da vari volontari di Un Ponte Per nelle diverse città. Quello che hanno visto e vissuto è stata una comunità accogliente. La prima cosa che mi hanno detto è che “la cosa bella è che in ogni stazione in cui andiamo c’è qualcuno che ci aspetta”. Questo perché se si prepara una comunità ad accogliere, e la comunità è consapevole di quello che va a fare, si istaurano immediatamente delle relazioni di un certo tipo che non sono basate su paura e sospetto come avviene in una narrazione main stream. Quello che la narrazione main stream fa, di fatto, è generare delle barriere, dei muri, rispetto all’incontro tra la comunità che ospita e quella che arriva.  Viene fatto tutto un lavoro per preparare l’accoglienza. Loro hanno vissuto una cosa che tanti stranieri qui non riescono a vivere, perché la comunità non è preparata a capire e comprendere come entrare in relazione con gli altri. Questo sicuramente li ha stupiti.

Quali problemi avete dovuto affrontare, ci sono state difficoltà?

Non è sempre facile portare degli iracheni in Italia, per tutta la questione relativa alla procedura di richiesta del visto. In realtà non è stata proprio una difficoltà, ma un appesantimento per i ragazzi. Sapete come fanno i giovani, mi chiedevano perché loro devono affrontare tutta questa procedura quando per gli altri è sufficiente avere un passaporto per arrivare nel loro paese. Tutto questo non è una difficoltà legata al progetto ma un problema di contesto che genera un po’ di frustrazione.

Ripeterete questa esperienza di scambio?

In futuro non è escluso. L’obiettivo di Un Ponte Per è proprio quello di fare da ponte tra la società civile irachena e quella italiana supportando questo tipo di scambio. Per esempio, da diversi anni Un ponte Per fa parte delle associazioni dell’Iraq Social Forum, dove convogliamo tutta una serie di associazioni, non solo dall’Italia, per metterle in contatto con la società civile irachena. Il progetto di scambio fa parte del cuore delle attività dell’associazione per creare occasioni di incontro per favorire il dialogo e una comprensione di un contesto che è lontano da noi, ma anche per creare connessioni per la società civile irachena.

Proponiamo ai lettori di Stranieriincampania il trailer del viaggio e il primo video-diario.

Buona visione

Video Trailer (codice embed)

DIMMI Scambio Italia-Iraq from DIMMI di Storie Migranti on Vimeo.

Video Diario 1 (codice embed)