Per il Consiglio di Stato assolve il “modello Riace”

 

Secondo i giudici del Consiglio di Stato «che il modello Riace fosse assolutamente encomiabile negli intenti e anche negli esiti del processo di integrazione è circostanza che traspare anche dai più critici tra i monitoraggi compiuti».

L’organo supremo della giustizia amministrativa ha quindi confermato la decisione del TAR della Calabria che già nel maggio dello scorso anno aveva annullato il provvedimento del Ministero degli Interni, guidato allora da Matteo Salvini, con il quale si escludeva Riace dal sistema Sprar, interrompendo così i percorsi di accoglienza per oltre 60 migranti.

Riace era diventato simbolo di un modello di accoglienza e integrazione riconosciuto internazionalmente, con effetti socio-economici concreti su un territorio che fino ad allora stava inesorabilmente spopolandosi. 

Le inchieste con al centro l’ex primo cittadino Mimmo Lucano, avevano portato al suo decadimento dalla carica e alla prematura chiusura dello Sprar della cittadina calabrese. Nonostante la grande solidarietà e l’attenzione mediatica sulla sua vicenda, a Lucano è stato per lungo tempo imposto il divieto di dimora tanto da non riuscire a  far visita al padre durante le ultime ore di vita.

Il Consiglio di Stato ha ricordato inoltre che, a dimostrazione che il sistema di accoglienza funzionava, c’è anche una «relazione positiva» arrivata dalla prefettura di Reggio Calabria e che il Ministero dell’Interno non avrebbe potuto escludere Riace dallo Sprar senza prima inviare una diffida.

Il prossimo 3 luglio ci sarà un ulteriore momento di svolta nella vicenda giudiziaria che coinvolge Mimmo Lucano, il tribunale di Locri si pronuncerà sulla presunta falsificazione di documenti di identità per una madre eritrea e il suo bambino. “La carta d’identità – ha dichiarato l’ex sindaco al quotidiano Il Manifesto – “era legata ad esigenze sanitarie e per me è prioritario rispettare la dignità umana di un bambino di pochi mesi”.