Niente immigrati sugli autobus: proposta shock nel bergamasco. Il commento dell’Associazione Senegalesi di Napoli

 

 

Era il 1955, quando Rosa Parks si rifiutò di cedere il posto sull’autobus ad un “bianco”, dando origine al boicottaggio dei bus di Montgomery e diventando, così, il simbolo del movimento per i diritti civili in tutto il mondo. Dopo anni di battaglie sembra quanto meno anacronistico assistere alla proposta discriminatoria, a firma leghista e appoggiata da due rappresentanti del Parlamento italiano, che è stata presentata alla Prefettura di Bergamo. La richiesta, avanzata dalla Lega di Botta di Segrina in Val Brembana, prevede che sia vietato ai richiedenti asilo l’ingresso sugli autobus negli orari di punta per dare precedenza agli italiani.

 

“Dopo aver provocato una strage con la loro pessima gestione della pandemia – dice Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione comunista – i leghisti tornano alla carica con le campagne anti-immigrati. Invece di chiedere di potenziare il trasporto locale e di garantire che non ci sia sovraffollamento sui pullman i soliti demagoghi razzisti puntano a fare dei migranti gli untori portatori del virus”.

 

A dire il vero, non è la prima volta che vengono presentate proposte del genere in Lombardia. Una decina di anni fa, Riccardo De Corato (prima An, ora FdI) e Matteo Salvini proposero misure del genere. Nel 2009 sempre Salvini, allora consigliere comunale della Lega Nord, lanciò la sua provocazione: carrozze del metrò per i soli milanesi, e altre a parte per gli extracomunitari.

 

Sull’argomento abbiamo chiesto il parere di Pierre Preira, presidente dell’Associazione Senegalesi di Napoli.

 

Bentornato Pierre, cosa ne pensi della proposta presentata alla Prefettura di Bergamo?

Questa è l’Italia che non mi piace, che tende a sottolineare solo i problemi legati all’immigrazione. A parte il fatto che come si fa a distinguere se una persona è rifugiata o meno? Ci sono italiani neri e di altri colori. Bisogna esibire il documento quando si sale sull’autobus? Che cosa ci dice prima che una persona è rifugiata? Questa proposta serve solo ad etichettare tutte le persone di colore come rifugiate. Non dobbiamo arrivare a questo. Noi che arriviamo in Italia, facciamo parte di questo Paese e io mi sento italiano e voglio partecipare alla vita sociale e politica come cittadino. Non devo entrare in un bar o in un posto pubblico e sentirmi guardato come straniero solo per il colore della pelle, potrei essere italiano. Dobbiamo raggiungere l’uguaglianza prevista anche nella costituzione italiana, uguaglianza intesa come diritti, ma anche come opportunità.

 

A cosa è dovuto questo crescente clima d’odio?

Il clima d’odio che è stato creato è dovuto ad un fallimento che vogliono nascondere. Il fallimento della politica. Tutti i problemi che esistono sono scaricati sugli immigrati, in particolare sugli sbarchi. Nessuno parla delle cause degli sbarchi, la gente parte perché non ha possibilità a casa loro, né gli viene data loro la possibilità di entrare normalmente con un visto, perché il loro passaporto vale meno rispetto a quello di una persona che arriva da altre parti del mondo. Allora per nascondere questo fallimento creano divisioni e cercano di nascondere le cose importanti, che cosa importa se un rifugiato sale sul pullman? Di cosa si ha paura? Se le persone rispettano le regole e seguono le leggi, qual è il problema? Poi chi sbaglia paga, indipendentemente dalla provenienza e dal colore della pelle, che sia immigrato o no, questo non è importante. Se avessimo le giuste istituzioni, le giuste strutture, le giuste leggi in una società ben amministrata di cosa dovremmo avere paura?

 

Cosa fomenta questa paura?

Hanno paura che si perda la cultura italiana? La cultura italiana è fatta da tutte le culture delle persone che abitano questo territorio. Tutti dobbiamo partecipare a forgiare la cultura. La cultura deve essere dinamica, la stessa cultura italiana è mista di altre culture, questo la rende forte. Solo attraverso l’integrazione si può ottenere qualcosa, la divisione non serve a niente. Se noi blocchiamo questa possibilità di crescere allora perdiamo. Il mondo si è evoluto solo attraverso il dialogo tra le culture, non è già nato così, c’è stata una evoluzione con il contributo di tanti esseri umani di diversa provenienza che hanno creato quello che noi conosciamo adesso. Non siamo partiti dal nulla. Cosa prevediamo di lasciare alle generazioni future? Io non penso che la maggioranza degli italiani la pensano così, siamo in tanti che la pensiamo positivamente e dobbiamo unirci per far sentire la nostra voce.

Napoli, 15 settembre 2020