Morto a Caserta Nash, simbolo delle limitazioni dei “decreti sicurezza”

Morto a Caserta Nash, simbolo delle limitazioni dei “decreti sicurezza”

 

Si è spento mercoledì all’ospedale di Caserta Amoako Nash Nyarkoh, 67 anne ghanese conosciuto da tutti semplicemente come Nash, che era diventato il simbolo delle limitazioni imposte dai decreti sicurezza.

Nash era stato titolare di un permesso di soggiorno per motivi umanitari perché gravemente malato, da oltre due anni sognava di potersi ricongiungere alla sua famiglia che non vedeva da ben venticinque anni. Con l’approvazione del primo dei decreti sicurezza, però, questo sogno si era spezzato.

“Era veramente una persona con una grande dignità, con un grande sorriso, nonostante le enormi difficoltà”. A raccontarci di Nash è Mariarita Cardillo, operatrice del Siproimi di Caserta, che ha seguito la vicenda dell’uomo da quando è arrivato a Caserta. “L’ho conosciuto nel 2016 grazie a Emergency. Mi dissero che c’era una persona indigente, non vedente, che aveva bisogno di una mano sia per i documenti sia per una assistenza domiciliare”. 

Paradossalmente, infatti, Nash era ancora irregolare nonostante i tanti anni passati a lavorare duramente in Italia, prima nelle campagne del foggiano e poi nei campi della provincia Caserta.

“Dopo l’ottenimento dei motivi umanitari per le gravi condizioni di salute, viene accolto nello Sprar e contestualmente presentiamo anche la domanda di invalidità che viene accolta. Lo abbiamo molto seguito e, cercando di superare le difficoltà dovute alla cecità, cercavamo di fare il possibile per farlo integrare, anche con il corso di italiano”.

“Era una persona molto colta, con una grandissima dignità e forza d’animo. Aveva sempre un grande sorriso – ci ripete Mariarita – Sempre. Nonostante fosse non vedente, avesse problemi cardiaci e polmonari. Una grandissima dignità, nonostante le mille disgrazie”. 

“Due cose mi danno più rabbia. Nash è stato sicuramente ucciso dalle sue patologie ma anche dalla burocrazia italiana e dai decreti sicurezza: gli era stata revocata la protezione umanitaria proprio per i due decreti e addirittura l’INPS non gli ha mai erogato la sua pensione. Prima per lentezze burocratiche e poi per il blocco del permesso di soggiorno. A ottobre dello scorso anno la Commissione territoriale lo ha voluto ascoltare per ben quattro ore nonostante allora stesse già malissimo”. Schiacciato dalla burocrazia a Nash è impedito di vivere con tranquillità gli ultimi mesi  della sua vita e di tornare nel suo paese, costringendolo infine a morire solo, per le limitazioni degli accessi in ospedale dovuti all’emergenza coronavirus.

“L’ultima volta che l’ho visto era durante ‘la tombola scostumata’ dello scorso gennaio, mi è sembrato molto invecchiato. Conservava però il suo sorriso, era veramente un brav’uomo”. 

 

 

Nella foto di copertina: Nash in compagnia di alcuni compagni di studi e dell’insegnante del corso di italiano che si teneva presso la sede dell’CSA Ex Canapificio prima della chiusura dello stesso. Ringraziamo Mariarita Cardillo per la foto.