Migranti e zone rurali, le sfide e le opportunità in un rapporto UE

Migranti e zone rurali, le sfide e le opportunità in un rapporto UE

 

Il Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea ha pubblicato un lungo e dettagliato rapporto sulla presenza, le difficoltà e le opportunità dei migranti residenti in zone rurali dell’Unione Europea.

Il report è il risultato della prima analisi statistica ad ampio spettro sui migranti residenti in queste aree (qui il documento originale, in inglese). 

Nonostante il ruolo fondamentale degli stranieri nel sostenere certi tipi di produzione agricola nel vecchio continente, si registrano per i lavoratori occupati in questo tipo di attività risultati peggiori per quanto riguarda sia l’integrazione sia la condizione economica rispetto ai migranti residenti nelle zone urbane o metropolitane.

I paesi europei con la più alta presenza della popolazione migrante nelle aree rurali, in termini relativi, sono Lussemburgo (40%), Cipro (15,1%), Svezia (14,9%), Irlanda (11,9%), Germania (9,6%) e Italia (circa 9%). Nell’Unione Europea i migranti rappresentano il 14,5% della popolazione totale che vive nelle grandi aree metropolitane, a differenza del 10,2% che vive nelle città e del 5,5% nelle aree rurali. 

In Italia la distribuzione geografica è invece più omogenea, con un alto numero di migranti che vivono anche aree rurali con piccole differenze rispetto alle zone più urbanizzate. I lavoratori impiegati in agricoltura svolgono solitamente mansioni a bassa professionalizzazione ormai non più scelte dagli autoctoni, spesso in aziende caratterizzate da intensive produzioni stagionali.

In tutta l’Unione Europea, nel periodo analizzato, che va dal 2011 al 2017, c’è stato un aumento costante degli stranieri impiegati nel settore (dal 4.3% al 6,5%); in Italia questo è un dato ugualmente in crescita, con una percentuale però molto più alta, arrivando nello stesso periodo al 20%. 

In Campania le percentuali sono inoltre anche maggiori. Secondo il IV Rapporto Agromafie e Caporalato (a cura dell’Osservatorio Placido Rizzotto, Bibliotheka Edizioni, 2018), la manodopera straniera impiegata in agricoltura corrisponde a oltre il 27% del totale, per quanto riguarda gli operai a tempo determinato, e al 21% per quelli a tempo indeterminato (senza considerare gli operatori non censiti perché assunti irregolarmente o sprovvisti di documenti).

Tornando ai dati generali, questi mostrano anche che in Italia, a differenza degli altri paesi europei, l’origine geografica dei migranti in questione sia piuttosto diversificata: l’8% proviene da un altro Stato membro UE, il 4% da Paesi europei extra-UE, il 4% proviene dall’Asia e il 3% dal Nord Africa. 

Per gli analisti sono diverse le criticità in cui incappano gli stranieri oggetti dello studio.

I migranti extracomunitari residenti nelle zone rurali sono esposti a un rischio povertà maggiore rispetto agli europei e ai migranti residenti nelle città, con tassi di disoccupazione riscontrati anche doppi. La stessa natura del lavoro nelle campagne, caratterizzato da instabilità, stagionalità, lavoro “nero” o “grigio”, pone ulteriori problemi: espone i migranti al pericolo di sfruttamento, per mano dei caporali, o di lesione dei diritti sul lavoro (mancato  rispetto delle norme di sicurezza e igiene, versamento dei contributi, del regolare stipendio). Infine, l’isolamento, la lontananza dai centri urbani e l’accesso limitato ai servizi sono causa di minori tassi di integrazione nella società ospitante.

Al contempo, però, la presenza dei migranti nelle aree rurali presenta potenzialmente anche grandi opportunità: oltre a costituire un’ampia riserva di forza lavoro per il sostegno di produzioni tipiche e di eccellenza, i migranti spesso finiscono per ripopolare zone ormai abbandonate dai cittadini europei, donando nuova vita a luoghi altrimenti senza futuro.

Questi due aspetti e la centralità sempre più rilevante dei migranti in queste aree, conclude lo studio, sarebbero da tenere in debita considerazione nel ridisegnare le strategie europee per l’integrazione e nella scelta dell’allocazione delle risorse a tale scopo.