Migranti e sindacato. Intervista a Giuseppe Massafra (Cgil nazionale)

Migranti e sindacato. Intervista a Giuseppe Massafra (Cgil nazionale)

Alla fine dell’iniziativa “La solidarietà non sia reato”, organizzata dalla Cgil il 26 settembre a Castelvolturno, Stranierincampania ha intervistato Giuseppe Massafra, segretario nazionale e responsabile immigrazione del sindacato guidato da Maurizio Landini.

Da cosa nasce l’evento di oggi?

L’iniziativa di oggi si colloca in una attività costante sul fronte dell’immigrazione che come sindacato portiamo avanti da anni su tutto il territorio nazionale.

Quello dei migranti è stato il tema prioritario negli ultimi quattordici mesi, sia per l’agenda politica e sia per l’opinione pubblica, ma è stato affrontato in una forma del tutto sbagliata. Abbiamo assistito all’utilizzo dell’immigrazione come strumento di gestione del consenso, come propaganda, anziché concentrarsi sulla gestione concreta di un fenomeno che è strutturale e necessita di strumenti totalmente diversi da quelli adottati finora.

Come avete affrontato questa materia, quindi?

Oggi a Castelvolturno abbiamo riaffermato che questo è un tema culturale. Vogliamo affrontarlo con le nostre argomentazioni, guardando a un modello di società più inclusiva e capace di superare le disuguaglianze e le fratture profonde che si sono innescate nel paese in questi ultimi anni. C’è bisogno di strumenti che sappiano reagire al clima di paura causato da una crisi economica che ha fatto crollare le certezze sul futuro. Chi governa deve mettere in campo nuovi strumenti di politica economica, sociale e per lo sviluppo: da questo punto di vista il tema si intreccia con le nostre piattaforme sindacali e le nostre mobilitazioni.

Inoltre oggi abbiamo riaffermato la necessità di superare tutti gli interventi legislativi nati nel quadro delle narrazioni sbagliate dell’immigrazione: per ultimi, i due decreti sicurezza. Non deve essere dimenticato, però, che gli ultimi venti anni hanno prodotto solo politiche sbagliate, a partire dalla legge Bossi-Fini. Noi  chiediamo con forza un cambiamento radicale in questo ambito. Chiediamo l’abolizione dei decreti sicurezza che non solo hanno prodotto una stretta letale nei confronti della popolazione migrante, sempre meno coinvolta in processi di integrazione e di inclusione reale, ma anche una vertiginosa perdita di posti di lavoro nel settore dell’accoglienza.

La Cgil è il maggior sindacato italiano per numeri di iscritti. Quanti sono i migranti nella vostra organizzazione?

I lavoratori stranieri iscritti a vario titolo sono più di 500mila, quasi il 10 per cento del totale. Un livello di rappresentanza assolutamente importante.

In quali categorie professionali? Esiste – o è esistita – una differenza tra nord e sud?

Ci sono state in passato delle radicali differenze tra regioni e comparti produttivi. Si pensi alla preponderanza in agricoltura al sud, con una ampia maggioranza di iscritti alla Flai. Ultimamente queste si vanno progressivamente livellando con un aumento al nord ma non solo, ad esempio, nei settori dei servizi alla persona (soprattutto nel caso delle colf e badanti) e nell’edilizia.

E nei gruppi dirigenti del sindacato? Come vengono coinvolti i migranti?

Non abbiamo meccanismi automatici se non quelli previsti dallo statuto per garantire rappresentanza di varie categorie, genere ed età. C’è una sensibilità diffusa che si lega alla consapevolezza di avere una rappresentanza così ampia di lavoratori migranti. C’è un investimento sui quadri dirigenti che parte sopratutto dal basso e si sta sempre più affermando ma su cui la Cgil fa sempre più, proprio per riaffermare quell’idea di società inclusiva su cui crediamo fermamente.