“La salute psichica dei migranti forzati”, il 17 novembre seminario online

“La salute psichica dei migranti forzati”, il 17 novembre seminario online

La salute mentale dei migranti e rifugiati – spesso esposti nella loro esperienza a eventi drammatici e traumatici – non può non meritare una grande attenzione. “Offrire risposte efficaci a questo tipo di bisogni dei migranti forzati, specialmente nella fase della prima accoglienza, costituisce una sfida per tutti i Paesi dellUnione Europea”. Così l’Istituto Psicanalitico per le Ricerche Sociali (IPRS) presenta il seminario online “La salute psichica dei migranti forzati. Linee di indirizzo per i sistemi di accoglienza”. L’evento si terrà su Zoom (iscrivendosi a questo link) martedì 17 novembre 2020 alle ore 15, in lingua inglese con la possibilità di traduzione simultanea (qui c’è il programma completo e qui la guida dedicata alle istruzioni per la traduzione).

Tra i partecipanti del seminario ci saranno la Sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa, leuroparlamentare Pietro Bartolo (impegnato come medico, tra il 1992 e il 2019, nelle prime visite ai migranti sbarcati a Lampedusa) e il prefetto Mara Di Lullo (Direttore Centrale per le politiche dell’immigrazione e dell’asilo).

LIstituto Psicanalitico per le Ricerche Sociali opera dal 1987 per analizzare, con gli strumenti della psicoanalisi e delle scienze sociali, i processi e i cambiamenti che attraversano la società contemporanea specializzandosi sopratutto sulle forme di marginalità, discriminazione, razzismo e fragilità.  Stranieriincampania ha posto qualche domanda a Chiara Peri, dell’IPRS, sull’evento e le attività dell’Istituto.

Dottoressa Peri, levento online di domani nasce nellambito di PsychCare – Psychiatric Services for Refugees. Come si è sviluppato il progetto?

Il progetto PsychCare – Psychiatric Services for Refugees è finanziato dalla Open Society Foundations tra le attività del Public Health Program. In un arco temporale di due anni, il progetto ha realizzato unazione di advocacy partecipata sul tema della tutela della salute mentale dei migranti forzati, con la finalità di migliorare la capacità di presa in carico dei servizi volti a tutelare i segmenti più vulnerabili della popolazione migrante in quattro regioni italiane – Lazio, Lombardia, Campania, Sicilia. I quattro territori sono stati scelti perché particolarmente rappresentativi rispetto alla presenza di migranti forzati, ma anche perché caratterizzati da significativa varietà rispetto allorganizzazione del servizio sanitario e alle risorse territoriali disponibili.

Quali sono le problematiche psichiatriche/psicologiche che i migranti, in special modo i rifugiati, vivono?

I rifugiati e i migranti forzati, in quanto vittime di violenza intenzionale e portatori di vissuti caratterizzati da traumi ripetuti, riportano spesso ferite invisibili”, a cui è molto importante dare attenzione specifica e tempestiva. In Italia i tassi di ricovero per patologie psichiatriche tra gli stranieri erano tradizionalmente più bassi di quelli tra gli italiani, e questa dinamica è rimasta invariata anche negli ultimi anni, per quanto riguarda i migranti in generale. Se invece si seleziona la popolazione dei giovani maschi provenienti dai paesi da cui attualmente arrivano i richiedenti asilo, si vede che successivamente al 2011 la curva dei tassi di questo sottogruppo si è impennata superando di molto sia quella degli altri migranti, sia quella degli italiani. In sostanza, è come se in questa popolazione vi fosse una vulnerabilità maggiore che porta più spesso le persone a ricoverarsi, e ciò coincide temporalmente con la disgregazione dello stato libico, con il conseguente caos che ha portato a un aumento delle partenze (anche di persone che non avevano preventivato di venire in Europa) e a un aumento delle gravi esperienze traumatiche in quel paese (incarcerazioni, percosse, lavoro forzato, malnutrizione e disidratazione, abusi e violenze fisici e sessuali, torture). Purtroppo anche lesperienza in Italia talora concorre ad aggravare il disagio e la marginalità: un dato da sottolineare è quello delle dipendenze, soprattutto da alcool, cannabis e farmaci. Su questo non ci sono molti dati epidemiologici ma è esperienza abbastanza concorde degli operatori sul campo che siano problematiche frequenti, che tendono ad aumentare quanto più le persone si trovano in uno stato di marginalizzazione, raggiungendo il culmine tra le persone senza dimora.

Cosa possono fare istituzioni e organizzazioni del terzo settore a riguardo?

Nel caso dei migranti e, in generale, delle fasce di popolazione a rischio di esclusione, è necessario uno sforzo costante e capillare di integrazione tra servizio sanitario e servizi sociali, incluso i servizi specifici per rifugiati, quali il sistema di accoglienza. Il rischio è di lavorare ciascuno per proprio conto, dalla propria prospettiva, scomponendo la persona in bisogni a cui si risponde con servizi e prestazioni separate: non c’è nulla di più deleterio sia dal punto di vista dei processi di inclusione sociale che dal punto di vista della promozione della salute.

Quali sono gli obiettivi dellevento online di domani?

Proseguire le riflessioni condotte nei tavoli regionali dagli attori più direttamente coinvolti nellaccoglienza e nella cura della salute mentale dei migranti forzati insieme ai Ministeri più direttamente competenti (Salute e Interno), anche per fare un bilancio delle esperienze realizzate attraverso i fondi europei che negli anni sono stati investiti per costruire risposte più adeguate ai bisogni dei migranti più vulnerabili. Presentare infine le proposte di miglioramento condivise per la presa in carico integrata della salute mentale dei migranti forzati.

Sono in programma altri appuntamenti e/o progetti del genere in futuro? 

Speriamo certamente che la riflessione condotta nellambito del progetto Psychcare e le reti che si sono create possano contribuire a mettere in rete buone pratiche, proposte e anche ulteriori opportunità di formazione e capacity building che saranno organizzate nellambito di altri progetti che coinvolgono attori locali e nazionali.

Ringraziamo la dottoressa Peri e ricordiamo che per informazioni o chiarimenti l’IPRS è contattabile allo 06.32652401 o via mail all’indirizzo segreteria@iprs.it.

16 novembre 2020