Domanda di regolarizzazione: c’è tempo fino al 15 agosto, ma l’andamento è sotto le previsioni

Domanda di regolarizzazione: c’è tempo fino al 15 agosto, ma l’andamento è sotto le previsioni

 

Mentre mancano tre giorni alla data ultima del 15 agosto, continua a rimanere sotto le aspettative il numero di domande  ricevute dal portale del Ministero dell’Interno per la regolarizzazione dei rapporti di lavoro. Al 31 luglio, infatti, erano 159.991 le richieste presentate, con una media di 2.400 al giorno. Le previsioni iniziali parlavano di oltre 400.000 richieste.

La procedura di regolarizzazione dei migranti irregolari (tecnicamente “di emersione dei lavoratori impiegati in nero” nei settori dell’agricoltura, del lavoro domestico e dell’assistenza alla persona in Italia al momento del lockdown) è stata prevista dal Decreto Legge 34 del 19 maggio 2020. In vigore dal primo giugno, la prima scadenza era prevista il 15 luglio, successivamente prorogata al 15 agosto.

Continuano ad essere in grande maggioranza le richieste relative al lavoro domestico e di assistenza alla persona (l’87% delle domande presentate).  Rispetto al Paese di provenienza dei lavoratori in questo ambito, ai primi posti risultano l’Ucraina, il Bangladesh e il Marocco. Prima regione italiana per domande ricevute rimane la Lombardia, con 36.283 pratiche avviate.

Per quanto concerne il settore agricolo e dell’allevamento, la maggior parte degli interessati proviene da Albania, India e Marocco. In questo caso, la prima regione per domande inoltrate è la Campania (5.134 domande), prima provincia Caserta (con oltre metà degli invii regionali).

Nei giorni scorsi, abbiamo chiesto un commento sull’intero processo di regolarizzazione ad Elena Russo, responsabile Immigrazione della CGIL di Caserta, che per il patronato INCA CGIL ha avuto l’opportunità di inoltrare la maggior parte delle domande provenienti dalla provincia di Terra di Lavoro:

“Decine di migliaia di migranti impiegati nel settore agricolo sono rimasti tagliati fuori dai paletti imposti dalla norma. Una norma pensata male e che il legislatore non  ha sviluppato in maniera attiva e positiva per mancanza di volontà o capacità: basti pensare che il Ministero del Lavoro ancora non ha quantificato il contributo forfettario che il datore di lavoro dovrebbe versare in caso di rapporto irregolare pregresso. Molti datori, spaventati dal possibile importo, hanno quindi rinunciato ad inoltrare l’istanza. Inoltre, a pochi giorni dalla fine, ancora non sono chiari alcuni aspetti, soprattutto quelli riguardanti i richiedenti asilo ammissibili alle procedure. 

A pagarne le spese sono i lavoratori già piegati da situazioni di sfruttamento e precariato che, dopo il clamore iniziale dovuto alla ‘mancanza di braccia’, dal 15 agosto torneranno ad essere invisibili”.

 

11 agosto 2020