Decreto Sicurezza, Tribunale di Firenze accoglie ricorso sull’iscrizione all’anagrafe

Decreto Sicurezza, Tribunale di Firenze accoglie ricorso sull’iscrizione all’anagrafe

L’articolo 13 del Decreto Immigrazione e Sicurezza (Decreto Salvini) elimina la possibilità di iscrizione anagrafica per i richiedenti asilo sancendo che per essi il permesso di soggiorno non è un documento valido per poter chiedere la residenza.

Questa disposizione è stata sin dal principio motivo di aspre critiche da parte di giuristi, attivisti e amministrazioni locali: a  Palermo, ad esempio, il sindaco Leoluca Orlando – appoggiato dal collega partenopeo Luigi De Magistris – ha chiesto ai dirigenti degli uffici preposti di ignorare tale norma.

La mancata iscrizione all’anagrafe comporta conseguenze pratiche e immediate per i soggetti interessati: tra le altre, difficoltà nel reperimento, nella possibilità di ottenere un alloggio degno, nell’assistenza sanitaria (intaccando peraltro il fondamentale diritto alla salute personale e collettivo contenuto in Costituzione).

Sull’articolo 13 del Decreto Salvini è intervenuto il Tribunale di Firenze che ha accolto un ricorso presentato da Noris Morandi, dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, a nome di un cittadino somalo cui era stata negata l’iscrizione all’anagrafe al comune di Scandicci.

La sentenza, emessa dal giudice Carlo Carvisiglia, è chiara: “Ogni richiedente asilo, una volta che abbia presentato la domanda di protezione internazionale, deve intendersi comunque regolarmente soggiornante, in quanto ha il diritto di soggiornare nel territorio dello Stato durante l’esame della domanda di asilo.”

Ai richiedenti quindi basta presentare il modello C3, il verbale rilasciato in questura al momento della domanda di protezione internazionale, per poter essere regolarmente iscritti all’anagrafe dei comuni di riferimento, questi dal canto loro non potranno rifiutare concretizzando altrimenti un comportamento discriminatorio: “Sul versante del principio di eguaglianza, la parità di trattamento tra stranieri e regolarmente soggiornanti e cittadini è considerata fondamentale dalla Corte Costituzionale”.

La decisione di Firenze è un’ulteriore tegola sul Decreto Salvini, che si aggiunge a quella della Corte di Cassazione che nelle scorse settimane ha già stabilito la sua irretroattività. Si attende ora la decisione della Corte Costituzionale sul ricorso di costituzionalità presentato dalla Regione Toscana lo scorso 31 gennaio, il responso dovrebbe arrivare al più tardi nei primi mesi del 2020.