A Casa Cidis un incontro sulle strategie di integrazione del Governo australiano

 

Trovare delle soluzioni valide per l’integrazione attraverso la condivisione di esperienze, questo l’obiettivo dell’incontro organizzato da Casa Cidis a Napoli con la dottoressa Vanessa Jones, membro del Multicultural Training Team dello Human Service Department del Governo australiano. 

Un’occasione di confronto tra esperienze molto diverse di accoglienza e integrazione, basate su differenze sostanziali sia dal punto di vista legislativo, sia da quello demografico. Basti pensare che l’Italia conta circa l’8% di popolazione di origine straniera, mentre l’Australia il 28%, ma sono addirittura oltre il 50% i cittadini australiani che hanno almeno un genitore di diversa provenienza. Un melting pot di etnie e culture che ha spinto il Governo australiano ad essere all’avanguardia sui sistemi di integrazione, nonostante restino numerose le critiche verso il sistema di gestione delle frontiere. Infatti, se è vero che l’Australia offre la possibilità per i richiedenti asilo di presentare la richiesta prima di approdare nel Paese, è anche vero che tutte le persone che arrivano prive di valida autorizzazione sono costrette ad attendere la verifica dei requisiti su un’isola fuori dal territorio nazionale. L’isola in questione è quella di Nauru, sotto i riflettori da anni a causa delle polemiche riguardo le condizioni di vita dei profughi, con numerose accuse di abusi subiti in questi che sembrano più dei centri di detenzione che non dei centri di prima accoglienza. 

Nonostante ci sia molto da discutere sulle leggi che regolano l’ingresso nel paese, l’Australia è sicuramente un esempio positivo riguardo l’integrazione, dovendo, di fatto, garantire la serena convivenza di una popolazione estremamente variegata. Proprio l’integrazione ma è stato al centro del confronto tra la dottoressa Jones e i partecipanti all’incontro pubblico organizzato Cidis Onlus.

L’incontro è iniziato con la condivisione di esperienze, metodo adottato dal Multicultural Training Team per la programmazione di strategie di integrazioni efficaci, ed è proseguito con la proiezione di alcuni spot realizzati dalla Western Sydney University, al fine di sensibilizzare i cittadini australiani su queste tematiche. Il Team di cui fa parte la dottoressa Jones si occupa anche di rendere fruibili agli stranieri, appena arrivati su suolo australiano, i servizi offerti dal Governo, superando le barriere linguistiche e culturali. 

In Italia non esiste un organo equipollente, proprio per questo Stranieriincampania ha rivolto qualche domanda alla dottoressa Jones per saperne di più su questa particolare organizzazione che opera in accordo con il dipartimento di Human Service del Governo australiano

Qual è il suo ruolo e cosa si occupa nello specifico il Multicultural Training Team?

Lavoro per il Multicultural Training Team che è una parte dello Human Service Department del Governo australiano. Siamo impegnati ad assicurare che tutti i servizi multiculturali che il Governo fornisce ai cittadini australiani siano resi fruibili rispettando la lingua e il contesto culturale di tutte le persone. In questo spazio noi sviluppiamo continuamente nuovi servizi, ma anche programmi di formazione per gli addetti ai lavori, per fare in modo che siano sempre in grado di poter gestire le interazioni con utenti provenienti da diversi contesti culturali e sociali. 

Qual è il suo ruolo specifico nel Multicultural Training Team?

All’interno del Team io mi occupo di pianificare, sviluppare, organizzare e realizzare i programmi approvati. Questo è il mio ruolo, ma sono qui a Napoli volontariamente, in vacanza.

Da dove nasce l’idea di organizzare questi incontri? 

Amo molto lavorare all’interno di spazi multiculturali e incontrare persone che sono da poco arrivate nel paese, per questo ho seguito diversi programmi che riguardano i rifugiati e richiedenti asilo. Il mio interesse personale, anche adesso che sono in vacanza, non è solo divertirmi ma è di darmi uno scopo, fare qualcosa per dare il mio contributo condividendo informazioni con altre persone. Questi incontri a Napoli sono stati possibili grazie alla cooperativa International Napoli Network con cui sono in contatto, che mi ha fornito una panoramica della situazione in Italia e mi ha spinta a pensare che sarebbe stato carino fare dei workshop e condividere la mia esperienza con coloro che sono interessati.

Quali sono le sue impressioni sugli incontri di questi giorni con le associazioni che operano nei settori di accoglienza e integrazione?

Ho trovato questi incontri estremamente calorosi con persone molto interessate a saperne di più. Ho trovato molto interesse su episodi discriminatori e ho avvertito la passione degli operatori e delle operatrici per il proprio lavoro. Ho avvertito proprio che i partecipanti ai workshop condividono esperienze con passione ed empatia. L’immigrazione è un fenomeno globale, non c’è solo in America o in Australia. E se avessimo più persone così motivate allora si potrebbe fare molto di più in termini di supporto alle persone vulnerabili. 

Partendo dalla sua esperienza: che idea si è fatta del fenomeno immigrazione qui in Italia?

Ad essere sincera non ho fatto delle ricerche troppo specifiche su quale fosse la situazione in Italia ma, basandomi sull’esperienza di questi giorni, mi sembra che le persone provenienti dall’Africa siano diversamente discriminate ogni giorno. Vedo che a queste persone non è data la possibilità di parlare di questo tipi di argomenti, offrendo loro uno spazio sicuro per raccontare e condividere le loro esperienze. In occasioni come questa le persone si sentono apprezzate, ascoltate e questo è importante per incoraggiarle, per farle sentire più forti, anche per dar loro l’opportunità di prendere il controllo delle proprie vite. 

Che strumenti utilizza il Multicultural Training Team per combattere le discriminazioni? 

Le iniziative nascono attraverso degli incontri in cui cerchiamo delle soluzioni ai problemi, noi facciamo dei tentativi, testiamo dei metodi. Nel nostro team ci sono dalle sette alle dieci persone e chi ha fondato il programma è a sua volta un rifugiato. Crediamo che la condivisione di esperienze personali sia uno dei modi che ci permette di interagire maggiormente con l’utenza, facendo emergere le principali difficoltà ed elaborare delle soluzioni. E’ un metodo che offre l’opportunità alle persone che lavorano nel Team di acquisire informazioni attraverso l’esperienza. E’ un qualcosa che implica delle difficoltà e per questo è necessario mettersi in gioco. 

Voglio ringraziare l’INN in particolare Ivan, voglio ringraziare Cidis Onlus e le altre organizzazioni e le altre associazioni che si occupano di immigrazione. La mia volontà era quella di trovare un modo per condividere la mia esperienza e sottolineare l’importanza di fare rete. Perché il razzismo non è solo un problema australiano o italiano, ma un problema globale.